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Antonio Ricci spara il suo fuoco amico su Striscia con Cultura Moderna

“Fare cultura in tv è un atto contro natura” dice provocatoriamente Antonio Ricci.

Dati gli alti ascolti di Striscia la Notizia e il grande margine che ha sulle altre reti è possibile anche la concorrenza interna. Il fuoco amico sarà sparato da “Cultura Moderna” il nuovo programma di Antonio Ricci (da lunedì 28 novembre), che si pone un obiettivo del 4/5 %, stesso share che ha il telefilm che va attualmente in onda nello stesso orario, ma, come spiega lo stesso Ricci è meglio una produzione propria che permetta di avere un migliore ritorno d’immagine: quindi non un’accozzaglia, termine che va molto di moda oggidì, di scene importate dall’estero, ma un prodotto originale .

Considerato venerato maestro, anche se il termine non gli piace per niente, e di conseguenza dominatore delle conferenze stampa, Ricci permette al presentatore Teo Mammuccari addirittura di aprire bocca, anche se il Teone nazionale gli ripassa volentieri la parola riconoscendone il primato. Ne approfitta quindi per continuare a scardinare le certezze televisive che pensavamo di avere acquisito nel corso degli anni (e ci piace questo combattere il nemico dall’interno): dopo che ha cercato di spiegare come in tv sia tutto finto, vuoi svelando i trucchi dei maghi, vuoi smascherando gli inciuci politici, ora vuole spiegarci come la televisione “si parli addosso come i pazzi”.

Non è nuovo alle polemiche (si veda in particolare quella con Gad Lerner e il seguente scambio di cortesie tra i due) ed è uno dei pochi che ha il gusto della provocazione azzeccata e sempre intelligente. Si parte dunque dall’idea che in televisione sia impossibile ogni ragionamento complicato, di conseguenza le trasmissioni culturali sono o trasmissioni di vendita (di libri, di film etcetera) o fatte “in modo sublime” come quelle di Philippe Daverio, però per un pubblico già preparato sull’argomento.

Fare cultura con la tv e in tv (nello specifico la televisione generalista) è, questa la perla di Ricci, “un atto contro natura, perché va contro natura del mezzo come salire le scale con un auto puoi farlo ma non è il mezzo giusto”; e conclude citando, in modo opportuno visto la recente crisi del genere, l’esempio dei tanti talk show politici dove “non si va per ragionare, ma per urlare il proprio pregiudizio”.

Ruggero Biamonti

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