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Al cinema 'Il Profeta', quando crescere è una sfida

Un film profondo e suggestivo su un “eroe controverso”.

E' uno dei film più belli in un uscita in questo periodo, già molto premiato, “Il Profeta” è la storia del diciannovenne Malik El Djebena condannato a sei anni di carcere che non sa né leggere né scrivere. In prigione, Malik sembra più giovane e fragile rispetto agli altri detenuti.

Preso di mira dal leader della gang corsa che spadroneggia nel carcere, Malik è costretto a svolgere numerose “missioni”, che però lo fortificheranno e gli meriteranno la fiducia del boss. Ma Malik è coraggioso e impara alla svelta, e non esiterà a mettere a punto un suo piano segreto.

Tra i premi ottenuti, la pellicola può vantare il Gran Premio della Giuria a Cannes 2009, il Premio European Film Awards 2009 a Tahar Rahim, la candidatura al Premio Oscar 2010 Come Miglior Film Straniero e a 13 Premi César 2010.

Ai César “Il Profeta” è riuscito a portarsi a casa ben 9 riconoscimenti come Miglior Film, Migliore Regia, e poi Fotografia, Montaggio, Scenografia, Sceneggiatura, un César per Attore non protagonista a Niels Arestrup e due premi sono andati al giovane protagonista Tahar Rahim, come Miglior Attore e come Miglior Speranza Maschile.

Il regista Jacques Audiard spiega a proposito dell'ironia presente nel titolo del film: “L'ironia è un elemento concreto anche se non evidente. Ad esempio il film avrebbe potuto anche chiamarsi Little big man. Il titolo è un'allusione, costringe a capire qualcosa che non viene necessariamente sviluppata nel film, e cioè che il nostro protagonista è un piccolo profeta, un nuovo prototipo di uomo”.

A proposito della scelta di raccontare questa storia il direttore spiega: “Io e Thomas Bidegain, con cui ho scritto il film, eravamo interessati a sviluppare il soggetto di Abdel Raouf Dafri e Nicolas Peufaillit in una storia cinematografica. Volevamo trovare il modo di rendere Il Profeta contemporaneo, creando eroi che nessuno conosce, scritturando attori che non fossero già icone del grande schermo, come gli arabi ad esempio. In Francia si tende a rappresentarli sempre in modo realistico o sociologico. Noi invece volevamo creare un film puramente di genere, un po' alla maniera di un western che racconta le gesta eroiche di persone comuni”.


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