Elisabetta Gragoraci torna a parlare del suo bambino e delle decisioni che ha preso per lui.
Nei giorni scorsi la bella Elisabetta Gregoraci, giovane moglie di Flavio Briatore, ospite al “Chiambretti Night” aveva confermato la notizia relativa al fatto che il suo primo figlio sarà un maschietto. La Gregoraci a Italia 1 aveva anche raccontato un retroscena curioso a proposito della “contesa” tra lei e il marito per il nome da dare al figlio.
“Mio marito vuole dare a nostro figlio un nome assurdo, vorrebbe chiamarlo Falco, ma che nome è?!” aveva scherzato Elisabetta chiedendo a Piero Chiambretti di fare un appello a Briatore per fargli cambiare idea. “Io sono per i nomi più comuni, sì, Mario, era il nome di mio padre o Giacomo come il nome del padre di Flavio…” .
Questa volta la showgirl parla a “Diva e Donna” e racconta la decisione che ha preso per il figlio che nascerà appunto a marzo: “Conserverò il cordone ombelicale di mio figlio e lancio un appello a tutte le partorienti: donatelo”.
Per l’occasione la showgirl posa, per il settimanale diretto la Silvana Giacobini, con una bambino di tre mesi, quasi un’anteprima della sua prossima esperienza di mamma: “Mi sono commossa fino alle lacrime a tenerlo in braccio. È stato bellissimo toccarlo, stringere le sue piccole mani. Figuriamoci quando avrò in braccio il mio”.
A proposito della scelta di fare l’accantonamento autologo, delle cellule staminali estratte dal cordone ombelicale del suo bambino, cioè in modo da conservare per 20 anni le cellule per il figlio all’estero, visto che in Italia non è permesso, precisa: “Alle future mamme dico: comunque donate il cordone, anche se nelle strutture pubbliche italiane non si può farlo per il proprio. Malattie come leucemia e diabete si guariscono con l’uso e il reimpianto delle staminali. È semplicissimo e indolore”.
Ed entra anche nel dibattito politico spiegando: “Perché non fare questo gesto che in futuro potrà salvare una vita? Mi dispiace che solo le donne italiane che hanno la possibilità economica di rivolgersi ad agenzie che operano in campo internazionale possono conservarle per il proprio figlio. Ai nostri politici rivolgo un appello: equiparate la nostra normativa a quella di altri paesi europei”.
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