Tv in guerra tra satellite edigitale terrestre. Ma sarà solo quantità o anche qualità?
La guerra televisiva tra i grandi gruppi non accenna a placarsi. Da un lato c'è il digitale terrestre con tutte le problematiche della partenza su Roma che hanno creato non pochi disagi ai cittadini della Capitale. In molti hanno infatti scoperto, sulla loro pelle, che questa migrazione dall'analogico al digitale non era poi così semplice, visto che non si trattava solo di avere un decoder o un nuovo apparecchio tv, ma in tanti casi era opportuno dotarsi anche di un'antenna o un impianto di ricezione più efficiente, pena il buio totale sul proprio teleschermo.
Dall'altro lato si torna a parlare di satellite. Per prima cosa c'è il nuovo contratto di servizio Rai 2010-2012, varato dall'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. E questo documento sancisce cose molto importanti, almeno a breve termine. In pratica la Rai potrebbe fare a meno dei suoi canali generalisti presenti nell'offerta di Sky solo quando la piattaforma alternativa TivùSat avrà raggiunto un certo livello di diffusione. E comunque fino a che la migrazione a livello nazionale verso il ditale terrestre non sarà completa (dunque nel 2012) la tv pubblica dovrà essere presente su tutte le piattaforme tecnologiche, riducendo al minimo i criptaggi dei programmi.
Ad oggi, infatti, dopo la sparizione di RaiSat da Sky il pubblico pagante si è visto criptare Gran Premi di Formula 1 e altri importanti eventi da parte della Rai. Dunque il paradosso è stato, in questi mesi, che chi riceve il digitale terrestre può gustarsi gli eventi in chiaro e in ottima definizione e chi è abbonato a Sky (e paga anche il canone) ma non abita in una zona dove è ancora presente il digitale terrestre è magari costretto a guardare questi programmi in onda sui canali generalisti Rai tra le righe, le nebbie e i disturbi dell'ormai obsoleto segnale analogico.
Il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò ha spiegato che sarà attentamente valutata l'entità della copertura assicurata da TivùSat. E la Rai comunque potrà consentire di diffondere la propria offerta di servizio pubblico “su tutte le piattaforme commerciali che ne faranno richiesta nell'ambito di negoziazioni eque, trasparenti e non discriminatorie”.
Ma le agitazioni non sono presenti solo in casa Rai. Anche Mediaset è in fermento. Nel caso specifico il gruppo ha presentato un esposto all'Autorità Antitrust in relazione alla Digital Key annunciata da Sky Italia che da dicembre dovrebbe consentire agli abbonati all'alta definizione di ricevere l'offerta gratuita del digitale terrestre.
La distribuzione da parte di Sky di questa chiavetta, secondo Mediaset, sarebbe contraria alla normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza e costituirebbe una violazione degli impegni assunti nel 2003 da Newscorp in occasione della concentrazione delle attività di Telepiù e Stream.
Qual è il motivo del contendere, dunque? In pratica secondo l'ipotesi di Mediaset questa chiavetta, permettendo a chi ha il decoder di Sky di vedere anche i canali in chiaro del digitale terrestre, ostacolerebbe la diffusione sul mercato di decoder che consentano di ricevere i programmi a pagamento e i servizi interattivi di altri operatori. E ora vedremo cosa dirà l'Antitrust in merito.
E con tutte queste battaglie tra grandi gruppi per il "dominio" dell'etere, il pubblico, a nostro parere, è sempre più sommerso di telecomandi, decoder e spese da fare. Ma quando la sera si va a cercare qualcosa di interessante da vedere ci si rende conto che forse sarebbe il caso di cominciare a guardare anche alla qualità oltre che alla quantità dell'offerta proposta. Perché cento programmi mediocri non fanno “un buon programma”. E alla fine ci viene voglia di spegnere la tv e leggere un buon libro!
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