Dario Ballantini, il trasformista di Striscia che ci racconta la sua vita tra TV e pittura.
Le ultime settimane sono state per Dario Ballantini ricche di eventi, emozioni, fuori programma e sorprese. Il grande trasformista ha sempre ricevuto consensi per i suoi ormai famosissimi sketch a Striscia la Notizia, ma la mostra “Identità Artefatte” che si è tenuta a Milano l’ha consacrato nuovamente come grande pittore contemporaneo.
Esposte alla Triennale Bovisa molte delle sue più celebri opere, e per tutto ottobre ogni giovedì sera e domenica pomeriggio personaggi illustri come Antonio Ricci, Enrico Ruggeri, Andrea Mirò, Lucio Dalla, Enrico Mentana e Remo Girone hanno contribuito ad arricchire e valorizzare gli eventi proposti.
Il grande pubblico ha così potuto assistere ad un’incalzante intervista del grande Mentana ad un credibilissimo Roberto Maroni, un Antonio Ricci duettare con il Presidente Luca Cordero di Montezemolo e Paolo Cavallone conversare con il Ministro Michela Vittoria Brambilla, o veder dipingere una tela con la voce di Lucio Dalla e Marco Alemanno, o di Enrico Ruggeri e Andrea Mirò o con Remo Girone che interpreta poesie assemblate con i titoli dei quadri di Ballantini.
A conclusione di questa iniziativa, domenica 8 novembre, come sempre in Triennale Bovisa, alle ore 17.00 ci sarà la presentazione del libro “Identità Artefatte” che va a raccogliere tutti i momenti più belli di questa mostra, con i contributi di famosi critici ed le testimonianze di grandi autori come Antonio Ricci. E noi abbiamo avuto il piacere di intervistare Dario per parlare della sua vita a cavallo tra due arti...
La mostra ‘Identità Artefatte’ è un tentativo – riuscito – di conciliare i due aspetti professionali che ti caratterizzano: Televisione e Pittura. Com’è nata l’idea di dare vita ad un’esperienza così interessante e nuova per la tua carriera?
L’ha voluta il direttore della Triennale Davide Rampello ed io e Massimo Licinio (il manager di Ballantini n.d.r.) l’abbiamo allestita con opere e materiale video di 25 anni di “doppia attività”. Era anche giusto a questo punto della vita unire i due aspetti visto che incuriosiva molto il legame creato tra le diverse esperienze artistiche.
Pochi sanno che tu nasci come pittore. Com’è avvenuto il passaggio, se così possiamo definirlo, dalla tavolozza al palcoscenico?
Non c’è stato un passaggio, già da bambino ho respirato pittura e teatro dato che mio nonno recitava, mio zio era un tenore mancato e mio padre dipingeva. Poi ho mosso i primi passi nel teatro dialettale ed in una radio privata durante il liceo artistico terminato il quale ho iniziato (1986) a fare le prime mostre. Quindi i binari sono sempre stati paralleli.

Dalla tua biografia si evince che, nell’attività televisiva, in genere esprimi il tuo lato divertente e solare, mentre in quella pittorica emerge una sorta di inquietudine che ti caratterizza. Come riescono a convivere due ‘anime’ così diverse?
Nella risata liberatoria c’è sempre qualcosa di cui “liberarsi” e secondo me è il lato tragico e tragicomico della vita. Solo chi ha vissuto difficoltà e goffaggini le può replicare sinceramente per fare ridere.
Nell’ambito della Mostra ‘Identità Artefatte’ sono intervenuti diversi personaggi dello spettacolo, tra cui Antonio Ricci ed Enrico Mentana, in qualità di ‘colleghi amici’. Sei felice di avere così tante persone che ti apprezzano anche oltre il mondo della tv?
Sono molto felice sapevo che erano quelli che più mi apprezzavano e quando gli ho chiesto se avrebbero avuto piacere di testimoniarlo hanno risposto subito senza indugi e questo gli fa molto onore come amici e mi riempie di soddisfazione.
Dario Ballantini… non si può negare che il tuo nome sia associato, dalla maggior parte della gente, ai personaggi che interpreti nelle tue performance televisive. Come ti fa sentire il fatto di essere così celebre per il tuo lato ‘ironico’?
Mi fa doppiamente piacere perché per anni sono passato per uno bravo tecnicamente ma non bravo a far ridere. E' stato il successo di Valentino con la sua versione “on the road” che permettendomi di improvvisare ha fatto venire fuori tardi, oltre i trentatré anni, la mia vis-comica, una sorpresa anche per me.
C’è un personaggio, da te rappresentato nel corso degli anni di inviato di ‘Striscia’, a cui ti senti particolarmente legato?
Sono molti, ma Gino Paoli è in testa.
Puoi svelarci un tuo progetto per il futuro? Un libro, un’altra mostra, un film, un programma televisivo…
Sarò tra gli interpreti del film di Paolo Virzì “La prima cosa bella”. Per quanto riguarda le pubblicazioni stiamo uscendo con un libro che raccoglie gli eventi della triennale ma sarò io a donarlo ad amici e conoscenti ed a chi me lo chiede.e’ un ricordo prezioso.
Dulcis in fundo, una provocazione: se ti chiedessero di scegliere fra la pittura e la televisione, cosa faresti?
Non intendo scegliere ma come mi capita spesso di dire: fare TV è una cosa che possono eventualmente “impedirmi”, dipingere no!

FOTO: Dario Ballantini © Massimo Licinio Management
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