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Intervista a Jimmy Ghione, la mia 'Striscia'... anche di domenica

Intervista a Jimmy Ghione, il celebre inviato di Striscia si racconta...

Jimmy Ghione, uno degli inviati storici e più apprezzati di “Striscia la Notizia” in questa lunga e piacevole intervista ci svela come nascono le inchieste che hanno reso celebre il programma, che rapporto si è instaurato con il pubblico e cosa vuol dire lavorare per un artista della televisione come Antonio Ricci.  Naturalmente non poteva mancare l' “argomento” Veline, e infine ci anticipa  che dal 1° novembre partirà un'edizione domenicale di “Striscia”... un po' particolare.

Ciao Jimmy! Dato che sei uno degli inviati di punta di ‘Striscia la notizia’, la  prima domanda dell’intervista è scontata: quando e in che modo sei approdato al programma di Antonio Ricci?

Al programma di Ricci sono approdato ormai dieci anni fa tramite Lorenzo Beccati che è l'autore storico insieme a Ricci. Noi giocavamo a pallone insieme nella Nazionale Calcio TV e io mi sono proposto, ho provato e poi Ricci ha avallato. E' così che ho iniziato.  

A ‘Striscia’ sei famoso per le tue inchieste ‘sul campo’: dopo vari anni di lavoro, sono tante le persone che ti ‘temono’ e fanno di tutto per non farsi contattare da te?

Diciamo che la cosa più forte che ho fatto, e senza dubbio quella che ha avuto una maggiore cassa di risonanza, è stato il servizio su Vanna Marchi. Vanna Marchi come “caso” è stato eclatante, se ne parla ancora adesso e ovviamente la vicenda è finita con l'arresto sia della madre che della figlia. Il motto di Striscia è di “capire e non di inquisire”, perché noi non vogliamo mandare in galera nessuno, è chiaro che, però, noi abbiamo fatto vedere questo caso e la giustizia ne ha preso atto e dunque è iniziato l'iter giudiziario con tutte le sue conseguenze. Certo, siamo amati dal pubblico, però spesso non siamo amati da chi si trova con le nostre telecamere “in faccia”, perché quando ci muoviamo è chiaro che c'è qualcosa che non va.

Ci sono persone che invece ti ringraziano per l’aiuto che tu dai loro con i tuoi servizi?

Moltissime. Specialmente chi frequenta gli ospedali, dove ci sono persone che ci ringraziano per quello che abbiamo fatto e ci dicono che mettiamo in luce quello che tanti non sanno. Perché spesso solo chi, per sua necessità, si reca in ambienti come gli ospedali si accorge se la struttura può essere all'altezza del suo scopo oppure no. Ma noi non ce la prendiamo, ad esempio, con medici e paramedici perché la maggioranza di questi professionisti in Italia sono di ottimo livello, mentre invece le strutture a loro disposizione in alcuni casi sono fatiscenti e inadeguate. E quando qualcosa cambia anche grazie ai nostri servizi, c'è tanta gente che ci ringrazia. E non solo sul fronte della sanità, ma anche per quello che riguarda i servizi pubblici, i trasporti etc. La gente si sente più sicura e ci chiede ogni volta di essere aiutata.

Provi soddisfazione dopo che una tua inchiesta porta a risultati concreti, come è accaduto qualche settimana fa con il servizio sul caro-affitti agli studenti dell’Aquila, a seguito del quale c’è stato un esposto del Codacons?

Assolutamente sì! Noi siamo supportati sia dal Codacons, sia dall'Adusbef, ma anche dalle Forze dell'Ordine e dalla Magistratura, perché molto spesso si aprono dei processi in seguito a quello che noi “fotografiamo”. Per cui c'è un supporto esterno che ci dà forza, perché sappiamo che la cosa non è fine a sé stessa ma che potrà avere dei risvolti importanti e utili per i cittadini.

Sappiamo che a ‘Striscia’ giungono molte segnalazioni relative a ingiustizie, truffe, inosservanze della legge, comportamenti sbagliati, etc. etc. Possiamo chiederti in che modo scegli i ‘casi’ da trattare e da approfondire con i tuoi servizi?

Noi abbiamo una ventina di autori che stanno lì a guardare le segnalazioni dalla mattina alla sera. Anzi, potremmo dire 24 ore su 24, perché abbiamo anche una segreteria telefonica e delle e-mail per contattarci. Per cui la prima scrematura la fanno loro. Poi noi, come inviati, abbiamo delle opzioni. Nel senso che in base all'importanza della cosa valutiamo, andiamo sul campo a vedere come effettivamente stanno le cose e dalle 3000 segnalazioni al giorno, arriviamo a sceglierne magari 100, poi 50, e infine, alcune vengono realizzate immediatamente, altre più tardi, e dal riscontro che ci arriva si capisce quali porteremo avanti anche i giorni successivi, cercando sempre di valutare con cura quali siano le segnalazioni più importanti e interessanti. Senza annoiare il pubblico o ripetersi troppo. A dirla tutta “Striscia” potrebbe durare 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, perché abbiamo veramente tanto di quel materiale che rappresenta una forza per noi e vuol dire anche che il programma ha sempre molto successo.

Tu che sei sempre alle prese con la faccia un po’ ‘cattiva’ dell’Italia, pensi, come qualcuno ama dire, che il nostro sia ancora il paese più bello del mondo (non solo per le bellezze artistiche e naturali…)?

Sì penso proprio di sì. Io sono uno che ha girato il mondo, ho studiato fuori, sono stato all'estero e sono convinto di questa cosa. E la bellezza dell'Italia non è solo un fatto paesaggistico, è anche un fatto di umanità. Basta vedere che, ad esempio, quando c'è da fare beneficenza l'italiano mette sempre mani al portafoglio. Il problema, a mio parere, è che manca un po' di civiltà e diamo alcune cose troppo per scontato. Ma nonostante questo non cambierei l'Italia con nessun altro paese. Ho conosciuto italiani che vivono all'estero e hanno sempre la “lacrimuccia” e dicono “beh sì, in effetti tornerei” e non mi sembrano così contenti come quando, stando in Italia, sognavano di andare alla scoperta dell'“isola felice”.

A prescindere dal fatto che sei un ottimo inviato, ti piacerebbe, un giorno, passare dall’altra parte e condurre ‘Striscia la notizia’?

Sì, se non altro perché starei più al caldo! Perché spesso siamo al gelo ad aspettare qualcuno da intervistare, e poi starei anche più vicino alle veline, che non guasta, anche se ho una bella moglie! Al di là delle battute devo dire che Ezio ed Enzo sono degli ottimi conduttori, e io sono contento di rivestire il ruolo dell'inviato. Anche se, posso anticiparti che a breve arriverà Striscia la Notizia di domenica che avrà in studio a condurre noi inviati che lanceremo i nostri servizi. Non posso dirti molto di più, solo che, una volta tanto, gli inviati di punta saranno in studio a lanciare i servizi più clamorosi e più belli di Striscia (le puntate domenicali debutteranno Domenica 1° Novembre, n.d.r.)

Che rapporto hai con Antonio Ricci?

Devo dire che l'intelligenza di Antonio Ricci “trasuda” dal suo stesso programma. Per certi versi potrei definirlo un uomo d'altri tempi, perché in quest'epoca lavora in televisione e concentra la sua grande genialità sul piccolo schermo. Ma in un'altra epoca sarebbe potuto essere magari un “piccolo” Leonardo Da Vinci, viste le sue doti e capacità.

Infine che ci dici delle veline e della polemica delle ultime settimane su di loro?

Innanzitutto le veline sono sempre vestite. Coloro che criticano la figura della velina dovrebbero ricordare, come noi abbiamo mostrato, che l'immagine femminile è stata sempre utilizzata per far comprare prodotti, vendere giornali, guardare programmi TV. Giornali e TV di centro, di destra e di sinistra hanno sempre utilizzato la “donna oggetto”. Noi abbiamo enfatizzato questa cosa, l'abbiamo esasperata, proprio per prendere in giro anche noi stessi, ma non per prendere in giro la donna. Il fatto che le veline non parlino è un'intelligente provocazione di Ricci, che, per altro, non è l'unica. Basti pensare che un pupazzo di moquette (il Gabibbo n.d.r.) ha tirato fuori più magagne in Italia di quanto abbiano fatto alcuni giornalisti che hanno alle spalle anni e anni di esperienza, che magari non si sono mossi perché non potevano o non volevano farlo. L'esasperazione che porta Ricci in televisione è proprio la forza di Striscia. Ma questa non è mancanza di rispetto per la donna o magari per l'uomo (anche Greggio mi imita come fossi una scimmia, ma io sono tutto fuorché scimmia!) è che proprio l'esasperazione dovrebbe far capire che si tratta di ironia e che noi siamo “macchiette di noi stessi”.

FOTO: Jimmy Ghione © Mediaset


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